L'Archivio di Stato di Udine fu istituito con decreto del Ministro dell'Interno datato 28 febbraio 1941. Il provvedimento attuava quanto disposto dalla legge 2006 del 22 dicembre 1939, recante il Nuovo ordinamento degli Archivi del Regno. Questo stabiliva la costituzione di un istituto di conservazione della documentazione di pertinenza dello Stato e del patrimonio documentale pubblico e privato presso ogni capoluogo di provincia. La neoistituita Sezione di Archivio iniziò a operare in via provvisoria presso la Biblioteca Civica di Udine, avviando la concentrazione dei fondi archivistici.
La guerra ebbe effetti deleteri anche sul patrimonio documentario. Tra gli episodi più clamorosi va ricordato il bombardamento del 20 febbraio 1945. In quel frangente, l'Archivio notarile provinciale, situato in via Cairoli, fu colpito da tre ordigni, subendo così ingenti danni ai locali e alla documentazione. I segni delle esplosioni sono ancora oggi visibili su alcuni dei pezzi versati all'Archivio di Stato.
Tra il 1946 e il 1951 ripresero i censimenti sistematici dei fondi prodotti da uffici ed enti pubblici. Il progetto del nuovo Archivio di Stato, realizzato dalla Provincia di Udine, fu portato a termine nel 1955, anno di inaugurazione dell'attuale sede. L’edificio, costruito in stile razionalista, fu progettato secondo i dettami più aggiornati dell’architettura archivistica: la scelta dei materiali e la disposizione degli spazi erano volte a garantire condizioni ottimali di conservazione, sufficienti – si stimò all’epoca – per almeno cinquant’anni.
Il nuovo fabbricato sorse poco al di fuori del centro storico, in un’area che nel corso del secondo Novecento avrebbe conosciuto un intenso sviluppo edilizio. Perfettamente inserito nel tessuto urbanistico udinese, in posizione attigua rispetto al polo scolastico di viale Leonardo da Vinci, l’Archivio di Stato ha acquisito un ruolo importante nel panorama culturale cittadino. Le potenzialità del nuovo istituto furono colte fin da subito dalla Direzione Centrale degli Archivi, la quale decise di celebrare il sesto congresso dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana proprio a Udine, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede.
Nel 1959 l’Archivio di Stato acquisì dalla Biblioteca Civica di Udine nuovi importanti complessi documentari. Tra questi si distinguono i numerosi archivi gentilizi (su tutti, i fondi Della Torre, Savorgnan, De Portis, etc.) e una parte consistente dell’archivio storico del Comune di Udine, risalente al periodo di dominazione napoleonica e successivamente austriaca (la sezione di Antico regime è tutt’ora conservata presso i locali della biblioteca). Negli anni successivi, e nel rispetto dell’allora più recente legge archivistica (D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409), l’Archivio di Stato acquisì con regolarità i versamenti di documentazione da parte delle amministrazioni statali periferiche, arricchendo così il patrimonio custodito.
Dopo il terremoto del 1976, l’Archivio di Stato svolse un ruolo fondamentale nella salvaguardia del patrimonio storico-documentario dei territori colpiti dal sisma e nel promuoverne la valorizzazione, diventando un punto di riferimento imprescindibile per la ricerca storica locale. Questa vocazione, intrinseca all’Istituto, si rafforzò in seguito alla istituzione dell’Università degli Studi di Udine e in particolare dopo l’avvio del corso di laurea in Conservazione dei beni culturali.
Attualmente l’Archivio di Stato conserva circa 12.000 metri lineari di documenti, per un periodo che si dipana dal XIII al XX secolo. Possiede inoltre una biblioteca specializzata con più di 18.000 pubblicazioni. Sono disponibili migliaia di riproduzioni digitali di documenti conservati.





